Per bere un buon vino, ci vuole un buon calice

  • fonte: winenews.it

    Un Armani non è un semplice “vestito”. Ugualmente i calici Riedel, celebre cristalleria austriaca, non sono semplici “bicchieri”: sono strumenti di precisione per degustare al meglio un determinato vino.

    Per questo inizia oggi, alla Facoltà di Agraria dell’Università di Milano, il corso “Comunicazione e linguaggio del vino”, ideato da Walter Filiputti, uno dei maggiori esperti del settore.
    La prima lezione sarà interamente dedicata al bicchiere, inteso, appunto, come strumento tecnico per “ascoltare” e “amplificare” la musica del vino, poi degustazioni in calici, ognuno progettato ad hoc per un preciso nettare, per esaltarne al massimo le specifiche caratteristiche.
    “In sintesi – spiega il professor Walter Filiputti – un calice sbagliato stravolge il gusto di un vino, perché la forma del bicchiere canalizza il vino sulla lingua in un certo modo e ne determina, quindi, la prima impressione generale. Per ottenere dal vino la sua massima espressione olfattivo-gustativa è importante che le sue caratteristiche e la forma del bicchiere siano in armonia. Diventa basilare far arrivare il vino alla lingua nel punto giusto. E la prima lezione dimostra come i calici della Riedel siano gli strumenti perfetti per tale funzione. Ogni modello – ed è la cosa che distingue nettamente la Riedel dalle altre industrie produttrici di calici – viene studiato per convogliare in modo ottimale le componenti aromatiche di ogni specifico vino al naso, ed il liquido nei punti giusti della lingua e del palato”.
    Il corso, oltre ad approfondire come cambia la percezione del vino a seconda delle caratteristiche del calice, tratta anche di storia del vino italiano, linguaggio del vino, importanza della comunicazione, evoluzione del gusto, tendenze dei mercati, vino e cucina (sia come abbinamenti sia come presenza della ristorazione italiana nel mondo), vino e territorio.


    Thursday 17 February, 2011 | admin | Nessun commento |